martedì 10 aprile 2012

Problemi ambientali, che politiche dobbiamo mettere in campo??

Nei giorni scorsi Legambiente Regionale ha diffuso i dati relativi all’inquinamento dell’aria nella nostra regione.

Parma, famosa per le sue produzioni tipiche agroalimentari di eccellenza, si classifica prima in regione per l'immissione di polveri sottili (PM 10) in atmosfera.

Questa situazione, con anche lo sforamento dei livelli di PM10 nei primi mesi del 2012 delle 35 giornate consentite dalla legge, concorre all’inquinamento dell'aria dell'intera provincia; un’area che vanta anche il triste primato di consumo del suolo a causa di una urbanizzazione incontrollata, e interessata da progetti ed infrastrutture che sicuramente aumenteranno nei prossimi anni i pericoli per la salute delle nostre popolazioni: il nuovo inceneritore di Parma, la nuova centrale termoelettrica a biomassa di Trecasali, la bretella autostradale Ti-Bre e la presenza di stabilimenti industriali che continuano a bruciare rifiuti come la Laterlite.

Per salvaguardare la salute dei cittadini e per tutelare e valorizzare le nostre produzioni agricole, occorre che la Provincia e tutti i Comuni intervengano su tutti i settori e su tutte le fonti emissive del territorio di cui hanno competenza.

Servono quindi politiche incisive sul traffico veicolare, con serie azioni a favore della mobilità collettiva.

Occorre lavorare con forza sulla riduzione dei rifiuti e su una raccolta differenziata spinta, recuperando i ritardi sugli obiettivi previsti dal piano provinciale.

Serve una politica urbanistica non espansiva ma fortemente orientata al recupero del patrimonio edilizio, alla riqualificazione energetica e quindi alla riduzione delle emissioni.

Serve anche una riflessione sugli impianti industriali, sui nuovi impianti di produzione di energia e di trattamento rifiuti per capire come i carichi immessi in atmosfera debbano essere drasticamente ridotti.

SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTA’ denuncia con forza l’assenza di adeguate iniziative da parte della Amministrazione Comunale di Fornovo di Taro, come tra l'altro è stato già ribadito nei giorno scorsi dal consigliere di minoranza Ivan Paletti, a tutela del nostro territorio e dell’ambiente in generale.

Quali iniziative e controlli sono stati predisposti ed attivati in questi due anni di legislatura su impianti sensibili sotto l’aspetto ambientale quali la discarica di Monte Ardone e la Laterlite di Rubiano?

Che fine hanno fatto gli “Osservatori”, così tanto sbandierati al momento della loro istituzione, e quali risultati concreti hanno prodotto in termini di “controllo democratico e conoscenza” delle reali situazioni riguardanti discarica e Laterlite?? Come intende comportarsi l'amministrazione comunale riguardo l'imminente proroga dei permessi provinciali per bruciare rifiuti pericolosi nell'impianto della Laterlite??

Da subito, alle istituzioni competenti, alla Giunta ed al Consiglio Comunale chiediamo di attivarsi per rendere strutturale una azione volta a rilevare e rendere pubblici i dati sul tasso di inquinamento del nostro territorio, in particolar modo la presenza di inquinanti pericolosi come diossina, amianto e altri cancerogeni, specialmente nella vicinanza di impianti considerati pericolosi per l'ambiente!! 

sabato 31 marzo 2012

Rischio idrogeologico: che misure possiamo adottare???


Ormai un anno è passato dagli eventi drammatici dell'alluvione che ha interessato i comuni di Fornovo di Taro (in particolar modo le frazioni di Riccò e Cafragna), il comune di Sala Baganza e altre località nel nostro territorio. Per quel che riguarda il territorio di Fornovo di Taro, qualche settimana fa, si è svolta a Riccò una riunione promossa dall'Amministrazione Comunale per riferire ai cittadini le misure a breve termine per prevenire future alluvioni del rio Riccò.
I fondi per i lavori di messa in sicurezza, stimati in almeno 1 milione e 500 mila Euro, secondo quanto sostenuto dagli amministratori, non sono al momento reperibili.
Sono solo state, però, proposte “misure comportamentali” con l'aggiornamento del piano provinciale di protezione civile e l'installazione di pluviometri con allarmi al raggiungimento di una quota eccessiva di precipitazioni.
Sinistra Ecologia e Libertà ValTaroValCeno ritiene queste misure sicuramente insufficienti. L'Amministrazione comunale deve impegnarsi maggiormente, in qualunque sede (Consorzio di Bonifica, Provincia, Regione) al reperimento dei fondi necessari per mettere in sicurezza la zona della frazione di Riccò, nodo fondamentale del territorio comunale.
Sinistra Ecologia e Libertà a livello nazionale ha iniziato una campagna in difesa del territorio e del suolo, riassetto idrogeologico, adattamento, messa in sicurezza e cura del territorio chiamata “Terra Nostra”. Vorremmo qui riproporre alcune delle misure proposte all'interno di questa campagna:
⋅  L’adozione da parte del Governo di un piano decennale ordinario per la messa in sicurezza stimabile in 40 miliardi di euro totali e finanziato annualmente dal 10% delle risorse che deriverebbero dalla Patrimoniale, da un taglio delle spese militari, dal contributo di solidarietà e dallo storno delle risorse attualmente destinate al Ponte sullo Stretto di Messina;
⋅  La richiesta ai Comuni di redigere entro 6 mesi Piani attuativi minimi per la messa in sicurezza e la delocalizzazione basati sui seguenti criteri: “rinaturalizzazione” dei fiumi (come ecosistemi umani) e di tutti i piccoli e grandi corsi d’acqua; ristabilimento delle aree di esondazione e delle aree golenali; pulizia degli alvei e sistemazione degli argini; pulizia di tutti i percorsi in cui scorre acqua piovana (fossi, torrenti urbani, tombini, fognature), riforestazione e restauro forestale.
⋅  Una norma che le Regioni e i Comuni dovranno recepire in tempi brevissimi volta a impedire nuove costruzioni in tutte le aree di pertinenza fluviale e nelle aree contigue e ad arrestare il consumo ulteriore di suolo agricolo.
⋅  L’ istituzione di un Servizio Civile Giovanile Regionale (della durata di sei mesi e retribuito) dedicato a lavori di manutenzione e ripulitura in accordo con i Comuni e la protezione civile.
⋅  Il rafforzamento della filiera dei saperi e delle competenze, sia nella formazione delle nuove professioni “verdi”, sia nella valorizzazione di geologi, ingegneri naturalistici, meteorologi e climatologi, architetti paesaggisti, urbanisti ecocompatibili, agricoltori con funzioni di presidio del territorio. È a portata di mano un incremento in quantità e qualità di questi nuovi lavori verdi.
⋅  L’istituzione della figura di “ecologo condotto” nei comuni o per territorio di più comuni o a scala di bacino idrografico, con il compito di individuare le strategie di adattamento e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, coniugate a buone pratiche di manutenzione del territorio.
⋅  Adottare il fiume”ovvero il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, delle forze sociali, del volontariato e dei singoli cittadini nel prendersi cura tutto l’anno del fiume della propria comunità, del corso d’acqua esistente nel proprio territorio.
⋅  Incentivi fiscali alle attività agricole nelle aree a rischio idrogeologico e nelle aree svantaggiate con affidamento diretto agli agricoltori e alle aziende agricole dei lavori di manutenzione e cura del territorio, di riforestazione, di restauro forestale e di rinaturalizzazione (già previsto da leggi esistenti) può dare effettiva attuazione all’idea di azienda agricola multifunzionale.

sabato 17 marzo 2012

Fornovo e la "Questione Rifiuti"

All’insediamento dell’amministrazione Grenti, nel 2009, pochi comuni, specialmente nella zona pedemontana, avevano iniziato una politica della raccolta differenziata Porta a Porta spinta.
Anche il nostro comune ne era privo e la % di raccolta differenziata era al 25%.
L’amministrazione precedente di centro sinistra dell’ex sindaco Bergamaschi, però, ha lasciato una grossa eredità all’amministrazione Grenti; un progetto preliminare, in gran parte già definito, per iniziare in breve periodo la raccolta differenziata Porta a Porta nel nostro comune, progetto questo che, secondo le intenzioni di Montagna 2000, l’azienda che doveva fornire il servizio, doveva essere in economia, cioè utilizzando gli stessi mezzi, con il progetto analogo di Varano de Melegari (comune in cui la raccolta differenziata è iniziata nei primi mesi del 2010 ed ha quasi raggiunto il primo obbiettivo del 50% di differenziata).

All’insediamento, però, la prima delibera della giunta è stata un dietro front proprio sulla raccolta differenziata.
Questa decisione, oltre a creare forti difficoltà a Montagna 2000 (gli investimenti pensati per due comuni sono stati utilizzati sul solo territorio di Varano!!), ha portato il nostro comune a non fare nulla per il problema dei rifiuti nei successivi due anni e mazzo. A poco importava se il gruppo “Fornovo città futura” avesse inserito nelle sue priorità a breve tempo della campagna elettorale proprio la raccolta differenziata!!!
Il circolo di SEL ValTaro ValCeno ha più volte ribadito questa assurdità amministrativa, ma l’amministrazione comunale ha più volte ribadito l’intenzione di attuare un progetto diverso da quello, già in fase preliminare nel 2009, con Montagna 2000, affermando che il l’obbiettivo minimo di raccolta differenziata era del 70% (il progetto di Montagna 2000 aveva un primo obbiettivo posto al 50% di differenziata).

Nulla si è più saputo della raccolta differenziata nel nostro comune, fino all’ultimo consiglio comunale, in data 29/11/2011, dove all’ordine del giorno vi era “l’approvazione della convenzione con Montagna 2000 per il servizio di raccolta differenziata”!!!.
Progetto, questo, identico al precedente del 2009 ( con l’unica novità dell’inserimento dell’umido nella raccolta differenziata) con lo stesso obbiettivo del 50 % di differenziata.

Che conclusioni si possono trarre da questa vicenda???

Le incertezze dell’amministrazione hanno portato un ritardo di oltre 2 anni e mezzo nell’attuazione di un importantissimo servizio come la raccolta differenziata, creando un danno economico alla società Montagna 2000( di cui il comune è socio), un danno ambientale per il mancato riciclo dei nostri rifiuti per più di 2 anni e in più ci ha portati ad essere praticamente l’ultimo comune della nostra provincia a non aver iniziato la raccolta differenziata.

A questo aggiungiamo poi che siamo anche l’unico comune della provincia dotato di una discarica, ma che non siamo in grado di utilizzarla per i nostri rifiuti ma importando rifiuti industriali e chimici da tutto il nordItalia…
Inoltre niente è stato fatto da questa amministrazione per poter cambiare questa situazione, e quindi poter utilizzare l’impianto per i nostri rifiuti.
Se poi pensiamo anche che i bilanci comunali di questa amministrazione vengono salvati proprio dai proventi del funzionamento della discarica, spostati ad arte dalla parte degli investimenti a quella della spesa corrente…
Impianto, quello della discarica, che è stato sempre osteggiato dal gruppo di “Fornovo città futura” quando era in minoranza, ma ora non crea più fastidio a nessuno, tanto che l’osservatorio ambientale, creato da questa amministrazione circa un anno fa non si riunisce da più di sei mesi…  

sabato 3 marzo 2012

Cave all'amianto, Problemi e Proposte!!



Nei giorni scorsi a Torino è stata pronunciata la sentenza contro i proprietari dell'azienda Eternit per disastro doloso permanente e omissione dolosa di misure antinfortunistiche.

Questa sentenza, finalmente, ha chiarito definitivamente i residui dubbi sulla pericolosità delle fibre di amianto, potenzialmente mortali per il loro forte potere carcerogeno.

Nelle nostre montagne, però, è presente una fonte naturale di queste pericolose fibre: la roccia ofiolitica. Roccia che è utilizzata ed estratta come materiale inerte in varie cave presenti sul territorio della nostra provincia (cava di Roccamurata nel comune di Borgo val di Taro, cava le Pradelle, cave di Pietranera, cave Groppo di Gorro nel comune di Bardi, cava la Chiastra nel comune di Fornovo di Taro).

Per di più, in alcune di queste cave attive sul territorio, in seguito a controlli dell'Arpa, dal 2006 ad oggi sono rilevati livelli superiori alla norma di amianto, fatto questo che le rende potenzialmente pericolose per la salute pubblica.

Sinistra Ecologia e Libertà ValTaro e ValCeno ritiene grave che i sindaci dei comuni interessati da queste cave continuino ad autorizzare l'attività estrattiva nonostante gli evidenti rischi per il potenziale carcerogeno insito nelle fibre di amianto presenti nell'ofiolite.

Chiediamo quindi che i sindaci, come garanti della salute pubblica, e le altre istituzioni superiori si prodighino in maggiori controlli, attraverso l'attività dell'ARPA, sulle attività estrattive,sulla movimentazione e sull'utilizzo di questo materiale a rischio e che si eviti l'apertura di nuove problematiche di questo genere sul nostro territorio montano come invece è stato recentemente fatto nel comune di Bardi.

Riteniamo inoltre che, oltre i doverosi controlli sanitari, l'attività estrattiva debba essere maggiormente regolamentata in modo da evitare eccessivi danni ambientali.
Al giorno d’oggi, i proventi dall’attività estrattiva sono molto più bassi rispetto al reale valore di mercato dell'inerte, questo perché le tariffe, in Emilia Romagna, sono ferme dal 1992( L.R. n. 17/1991).
Con oneri di concessione così bassi, è ovvio che nelle cave di pietra, le attività estrattive continuino a devastare il territorio.
A tal proposito il gruppo consigliare regionale di Sinistra Ecologia e Libertà ha presentato una risoluzione che impegna la Giunta ha rivedere al rialzo le tariffe.

I maggiori proventi, come proposto dal nostro gruppo regionale, dovranno essere investiti nella promozione del recupero degli inerti provenienti dalle demolizioni in sostituzione di quelli provenienti dalle cave. In questo modo si risparmierà il territorio dalle ferite provocate dalle cave, si investe su una forma di riciclaggio, si creano maggiori posti di lavoro e si tutela la salute dei cittadini proteggendoli dai rischi insiti nella roccia ofiolitica.







sabato 11 febbraio 2012

Dalla Gazzetta di Parma: Fornovo - "Il Ponte" attacca la giunta: "Disattese tutte le promesse"





«Fornovo... le promesse non mantenute». Titola così l’analisi, a metà mandato, sull'attività dell’amministrazione Grenti, fatta  dalla coalizione di minoranza «Il Ponte», costituita dai gruppi del Partito democratico e da Sinistra ecologia e libertà.
La pubblicazione, che sarà distribuita in questi giorni alla cittadinanza, parte dal programma di inizio legislatura della maggioranza analizzando i diversi temi: dalla sicurezza all'ordine pubblico, all'immigrazione 
Problemi «All’inizio eravamo curiosi - sottolinea, nella brochure, il gruppo di minoranza - dopo le accuse di malgoverno fatte alle vecchie amministrazioni durante la campagna elettorale e le promesse di una soluzione immediata di tanti problemi finora irrisolti, di verificare le capacità taumaturgiche della nuova giunta. Niente di quanto elencato nel programma è stato fatto. Le uniche cose realizzate sul fronte sicurezza sono: l'istituzione di un numero verde all'Urp, l'istituzione di una delega alla sicurezza e ordine pubblico e interventi immediati e a breve termine». 
Realizzazioni La stessa cosa, sempre secondo «Il Ponte», per le numerose opere previste dall’Amministrazione comunale per miglioramento della viabilità, del decoro urbano e del verde pubblico. «Le uniche cose realizzate - continua il documento dell'opposizione - sono la concessione della piazza del Mercato come parcheggio Simply, la scaletta in legno che supera il muretto verso il Taro, la rotatoria della Salita e all’incrocio della Statale della Cisa con la Provinciale 367 in cambio del passaggio, per qualche anno, dei mezzi d’opera con il materiale di scavo della galleria “Marta Giulia” di Solignano, il senso unico in via Nazario Sauro con alcuni parcheggi, una pseudo ristrutturazione del Foro 2000 ed è iniziato il ridisegno della piazza delle corriere. Inoltre, per merito della precedente amministrazione, si è realizzato il passaggio pedonale e l'ascensore sul cavalcaferrovia, si sta realizzando la pista ciclopedonale sul ponte Solferino e San Martino, il completamento della pista ciclopedonale per Riccò, piazzetta Tarasconi, l’ascensore in municipio e l’intervento per la messa in sicurezza degli infissi delle scuole medie. Per quanto riguarda le manutenzioni, l’ordine e la pulizia di strade, marciapiedi e piazze ci sembra che, dopo un inizio incoraggiante, da qualche tempo assistiamo ad un lento e progressivo peggioramento». 
Pontremolese Infine il gruppo di minoranza torna anche al tema Pontremolese: «Era già molto chiaro nel loro programma la volontà di abbandonare il progetto preliminare approvato dal Cipe (galleria sotto il Monte Croce) per “ragionare su un discorso alternativo, eventualmente sull'attuale traiettoria che ci permetterebbe di ottenere oneri di compensazione elevati. La scelta dovrà essere condivisa dalla maggioranza dei cittadini e non imposta dall’alto”. E’ avvenuto tutto il contrario. Hanno deciso subito, e da soli, di riproporre alle Ferrovie il vecchio progetto, che prevedeva il passaggio nel centro del paese, ignorando i disagi che ciò avrebbe creato. Ancora adesso non sanno cosa avrebbe comportato questo tracciato: quante e quali case sarebbero abbattute, come verrebbe effettuato lo scavo e per quanto tempo avremmo il Centro commerciale naturale ostaggio dei lavori con polveri, rumori e vibrazioni che impediranno qualsiasi attività?». 
Discarica Infine un altro tema analizzato, quello della discarica. «Quante denunce per bloccarla? - puntualizza “Il Ponte” - Eppure nel 2011 questi signori che tanto la osteggiavano incasseranno, senza fare una piega, circa 600 mila euro. Nessuna amministrazione precedente ha mai avuto a disposizione tanti soldi».


Donatella Canali


ecco il link per vedere l'articolo direttamente sul sito della gazzetta:
Gazzetta di Parma: Fornovo - "Il Ponte" attacca la giunta: "Disattese tutte le promesse"

martedì 31 gennaio 2012

Raccolta Differenziata: Varano premiato, Fornovo no.... di chi sarà la colpa???



Nei giorni scorsi, Legambiente Emilia Romana ha pubblicato i risultati della ricerca effettuata sul territorio Regionale della raccolta rifiuti nei comuni Emiliani.

In questo contesto, spiccano i positivi risultati di diversi comuni della provincia di Parma, fra questi nel nostro comprensorio ,il comune di Varano Melegari è risultato fra i premiati per il positivo risultato nella raccolta differenziata con il migliore trend in aumento dal 2010 al 2011.

Ancora una volta, il nostro Comune, ha perso una occasione per uscire dalla disastrosa situazione in cui versa il servizio della raccolta rifiuti, distinguendosi nel contesto Provinciale, ma anche nel comprensorio della comunità Montana, come uno degli ultimi Comuni ancora privo di un adeguato servizio di differenziata con percentuali di raccolta che non arrivano al 25%.

Siamo al terzo anno di attività di questa amministrazione, e l’unica e più significativa iniziativa adottata in questo settore resta quella assunta al momento dell’insediamento con l’ annullamento della decisione della precedente Amministrazione di attivare il servizio della raccolta spinta porta a porta attraverso la società Montagna 2000.

Soltanto in questi giorni, con due anni di ritardo, è stata riconfermata la decisione di conferire a Montagna 2000 l’organizzazione e la gestione del servizio, con gli stessi obiettivi di raccolta di due anni fa, cioè il raggiungimento nel primo anno del 50% di raccolta differenziata.

Due anni persi, che per il nostro comune ed i nostri cittadini hanno significato fare i conti con un servizio inefficiente, dannoso per l’ambiente e anche per i costi economici che si sono riversati sulle tariffe.

E questo, mentre nulla è stato fatto per ricercare una diversa e più sicura ipotesi di utilizzo della discarica di Monte Ardone, unico impianto attivo in Provincia, che invece di essere al servizio del nostro territorio per i nostri rifiuti, continua a smaltire rifiuti speciali provenienti da fuori regione.

Preoccupa anche il fatto che le risorse introitate con la discarica ( circa 500.000 € nel corso del 2011) invece di essere impegnate per la riqualificazione del servizio e nella tutela ambientale, sono state utilizzate per coprire spese correnti ed in particolare per incarichi esterni rivelatisi inutili e costosi.

Queste contraddizioni, contribuiscono ad alimentare i dubbi più volte sollevati sulla qualità ed efficacia dei controlli che vengono effettuati sul ciclo dei rifiuti conferiti, dubbi che sicuramente non sono stati fugati con l’attivazione dell’”osservatorio ambientale”, strumento questo, che per le funzioni assegnate e per i risultati sino ad ora conseguiti, risulta privo di un reale potere di decisione e di controllo.

Per questi motivi, Sinistra Ecologia Libertà, mentre considera tutt’ora praticabile un uso diverso dell’impianto, chiede siano attivate tutte quelle iniziative tese a rafforzarne il controllo pubblico , quali una più organica presenza dell’Arpa con controlli a monte del conferimento e sul campo di smaltimento, ed un controllo politico più incisivo del Consiglio Comunale, garantendo nel contempo la necessaria trasparenza ed informazione alla popolazione.       


mercoledì 25 gennaio 2012

Terra Nostra, campagna in difesa del territorio



SEL promuove una campagna in difesa del territorio e del suolo: riassetto idrogeologico, adattamento, messa in sicurezza e cura del territorio sono la prima urgente grande opera pubblica di cui ha bisogno l’Italia


Le risorse finanziarie necessarie a promuovere il riassetto idrogeologico, l’adattamento, la messa in sicurezza e la cura del territorio italiano si aggirano sui 40 miliardi di euro, mentre quelle realmente investite negli ultimi 20 anni sono state appena 400 milioni di euro. Per indennizzi, ricostruzioni e riparazione dei danni a posteriori si sono spesi (male e, molto spesso, per ricostruire negli stessi luoghi interessati da inondazioni e frane) 52 miliardi di euro in cinquant’anni; se sommiamo gli indennizzi post terremoti, la cifra arriva a 213 miliardi di euro.
L’assenza di qualsiasi riferimento ai temi della qualità dello sviluppo e alla sostenibilità ambientale nel recente discorso di insediamento del Presidente del Consiglio ci ha delusi e ci preoccupa perché sono migliaia i cittadini italiani in lotta da mesi con il fango. Tra economia ed ecologia vi sono molti più legami di quelli che tanti economisti assai poco innovatori e riformatori riescono a vedere: un territorio sicuro per i cittadini e per le attività produttive è la condizione prima di qualsiasi sviluppo possibile, un paesaggio di qualità è la ricchezza fondamentale dell’Italia. Non possiamo più sprecare soldi e natura, non vogliamo perdere altre vite umane.
Va colto appieno l’aggravamento dell’intreccio fatale tra cambiamento climatico e scarsa cura del territorio. Gli eventi estremi (periodi di siccità alternati a piogge violente che arrivano fino al 18-25% in più di intensità) rendono ancora più a rischio un territorio già fragile, con il 47% del territorio colpito dal dissesto. Dal 1998 (tragedia di Sarno) al 2007, secondo statistiche ufficiali, ci sono state un centinaio di vittime e 7,5 miliardi di danni cui vanno aggiunti quelle degli ultimi 4 anni.
In Italia l’impermeabilizzazione sottrae all’agricoltura e alla vita di altre specie porzioni sempre crescenti di terreno, limita e impedisce l’infiltrazione delle acque e la funzione di ritenzione, aumenta le possibilità di repentini eventi di piena. Oltre il 6% del territorio nazionale è impermeabilizzato e, nell’ultimo decennio, vi è stato un consumo medio di suolo di circa 36.500 ettari l’anno, ossia 100 ha ogni giorno, un ritmo doppio rispetto al decennio precedente. Il processo è evidente nelle grandi città: ad esempio, a Roma l’espansione dell’area urbana ha portato a una crescita del suolo impermeabilizzato dal 4% nel periodo 1994-2000 al 7% nel periodo 2000-2006. Il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo sono tra le principali cause delle morti e delle devastazioni che gli eventi meteorologici estremi causano sul territorio italiano (anche quando non sono estremi). Con circa 45 milioni di tonnellate di cemento prodotto nel 2008, il nostro Paese è al quarto posto nel mondo per rapporto tra cemento prodotto e superficie territoriale e al quinto posto per rapporto tra cemento prodotto e numero di abitanti.
Lo sviluppo edilizio e infrastrutturale dovrebbe seguire il principio di evitare, limitare e compensare l’impermeabilizzazione dei suoli. Regolamenti stringenti, sul modello di quelli già esistenti in altri Paesi UE, possono ridurre gradualmente il consumo di suolo, entro una specifica scadenza temporale, fino ad avere “zero” consumo ulteriore di suolo. Da subito, possono anche essere avviate specifiche politiche per la protezione dei paesaggi, dei suoli agricoli e degli ecosistemi ad alto valore naturalistico, per evitarne consumo e impermeabilizzazione, diffondendo le migliore tecniche disponibili.
La protezione e la cura del territorio sono una vera riforma e una “grande opera”. La proponiamo alle forze sociali, politiche, economiche e al Governo e ne facciamo da oggi un impegno costante del lavoro politico di SEL, innanzitutto attraverso una campagna di discussione e consultazione che svilupperemo nazionalmente e in tutte le regioni e negli Enti Locali dove siamo presenti, anche attraverso proposte precise ed iniziative istituzionali.
Le prime proposte elaborate dal forum nazionale SEL “beni comuni e territorio” (www.forumselbeta.it) sono:
L’adozione da parte del Governo di un piano decennale ordinario per la messa in sicurezza stimabile in 40 miliardi di euro totali e finanziato annualmente dal 10% delle risorse che deriverebbero dalla Patrimoniale (1,5 miliardi su un totale che si aggirerebbe sui 15 miliardi), da un taglio delle spese militari quantificabile in circa 1,5 miliardi, da maggiori entrate derivanti dal contributo di solidarietà (fino al 20 per cento) da applicarsi ai cosiddetti “patrimoni rientrati con lo scudo fiscale” e per il primo anno anche dallo storno delle risorse attualmente destinate al Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera che non riteniamo essenziale. Fino ad un totale di 4 miliardi l’anno.
⋅ La richiesta ai Comuni di redigere entro 6 mesi Piani attuativi minimi per la messa in sicurezza e la delocalizzazione basati sui seguenti criteri: “rinaturalizzazione” dei fiumi (come ecosistemi umani) e di tutti i piccoli e grandi corsi d’acqua; ristabilimento delle aree di esondazione e delle aree golenali; pulizia degli alvei e sistemazione degli argini; pulizia di tutti i percorsi in cui scorre acqua piovana (fossi, torrenti urbani, tombini, fognature), riforestazione e restauro forestale delle aree pedemontane. La rinaturalizzazione dei corsi d’acqua può oltretutto far riscoprire antichi usi per il cosiddetto micro e medio idroelettrico.
Una norma che le Regioni e i Comuni dovranno recepire in tempi brevissimi volta a impedire nuove costruzioni in tutte le aree di pertinenza fluviale e nelle aree contigue e ad arrestare il consumo ulteriore di suolo agricolo.
L’ istituzione di un Servizio Civile Giovanile Regionale (della durata di sei mesi e retribuito) dedicato a lavori di manutenzione e ripulitura in accordo con i Comuni e la protezione civile. L’esempio di Genova, nato sulla Rete con una massiccia partecipazione giovanile, è stato stupefacente e da quella esperienza dovremmo trarre insegnamento.
⋅ Il rafforzamento della filiera dei saperi e delle competenze, con un forte tasso di innovazione sia nella formazione delle nuove professioni “verdi” (sono sempre di più le università che offrono corsi di laurea in difesa e manutenzione del territorio), sia nella valorizzazione di geologi (oggi poche centinaia, con una flessione del 17% nelle iscrizioni ai corsi di laurea dal 2002 al 2009), ingegneri naturalistici, meteorologi e climatologi, architetti paesaggisti, urbanisti ecocompatibili, agricoltori con funzioni di presidio del territorio. È a portata di mano un incremento in quantità e qualità di questi nuovi lavori verdi.
L’istituzione della figura di “ecologo condotto” nei comuni o per territorio di più comuni o a scala di bacino idrografico, con il compito di individuare le strategie di adattamento e mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, coniugate a buone pratiche di manutenzione del territorio.
“Adottare il fiume”, ovvero il coinvolgimento delle associazioni ambientaliste, delle forze sociali, del volontariato e dei singoli cittadini in progetti pilota sul modello di quelli sperimentati per la pulizia delle spiagge, dei parchi, dei boschi, nel prendersi cura tutto l’anno del fiume della propria comunità, del corso d’acqua esistente nel proprio territorio, riferendosi anche ai “contratti di fiume”.
Incentivi fiscali alle attività agricole nelle aree a rischio idrogeologico e nelle aree svantaggiate. L’affidamento diretto agli agricoltori e alle aziende agricole dei lavori di manutenzione e cura del territorio, di riforestazione, di restauro forestale e di rinaturalizzazione (già previsto da leggi esistenti) può dare effettiva attuazione all’idea di azienda agricola multifunzionale. Vanno poi previste la possibilità di sgravi fiscali fino al 55% sul modello di quelli per i lavori di ristrutturazione edilizia (con i necessari adeguamenti) e l’assegnazione, tramite bando pubblico, delle aree agricole di proprietà pubblica ai giovani agricoltori, con un contributo per il reinsediamento delle aziende agricole.